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Progresso Elettrico

NOTIZIARIO TECNICO DEL GRUPPO CARPANETO SATI

 

PERCHE’ IMPIANTI ANTISISMICI

sismico In seguito agli ultimi eventi sismici si è preso coscienza che è necessario un diverso approccio nella progettazione e realizzazione degli impianti. In passato, si è sempre data la priorità alla capacità di resistenza alle azioni sismiche degli edifici e laddove si sono adottate le prescrizioni imposte dalle normative vigenti, le conseguenze agli eventi sismici succedutisi sono state confortanti. Lo stesso riscontro non si è avuto per gli impianti istallati all’interno degli edifici, ma è interessante osservare come con il D.M. 14/01/2008 (Norme Tecniche per le Costruzioni), e con la Circolare esplicativa C.S.LL.PP. 02/02/2009 n. 617, il “mondo progettuale” sia in qualche modo cambiato. Intanto si è pervenuti al concetto di cogenza per il modo con il quale prendere in considerazione la sicurezza degli elementi non strutturali, ovvero secondari, che interessano gli impianti; di riflesso, è maturata la necessità di instaurare una collaborazione concreta tra progettisti strutturisti, impiantisti ed architetti per valutare in modo integrato le soluzioni più idonee per il sistema edificio/impianto. Naturalmente gli impianti interessati sono molti e diversificati. Dunque, accertato che l’approccio alla difesa dal sisma deve dare in qualche modo in senso gerarchico la priorità allo studio e progettazione degli elementi non strutturali di tutti gli impianti, è importante agire congiuntamente sugli aspetti sia edilizio/strutturali sia impiantistico/funzionali. Nonostante ciò, non bisogna comunque dimenticare che esso di fatto è sempre in buona parte affidato ancora all’intuito, all’esperienza e alla professionalità acquisita degli operatori del settore. Superfluo è altresì affermare che, stante la catalogazione della pericolosità sismica di tutto il territorio italiano in quattro zone, in funzione dell’accelerazione orizzontale al suolo, l’esigenza del calcolo e verifica degli elementi non strutturali degli impianti, secondo le N.T.C. 2008, deve essere presente, pur in modo diversificato, in ogni tipo di intervento e per ogni contesto con l’applicazione delle classi d’uso dettate anche autonomamente da alcune Regioni. Senza entrare specificatamente nel merito dell’applicazione analitica della metodologia di calcolo per la verifica degli Stati Limite, si può sintetizzare che la vulnerabilità sismica, intesa come “propensione al danneggiamento determinata dalla carenza della capacità di risposta all’azione sismica”, deve essere valutata anche per gli elementi non strutturali che non partecipano direttamente alla capacità della risposta della struttura, ma che hanno un comportamento più fragile della stessa. Si pensi agli effetti che possono produrre gli spostamenti relativi e le interazioni tra corpi di masse molto diverse, come le strutture portanti e i sistemi di canalizzazione portacavi, canali aria o tubi del gas, ecc.

Possiamo dire che per gli impianti, gli Stati Limite, di cui all’N.T.C. del 2008, ossia quello di Operatività (S.L.O.) relativo al non pervenire ad alcun danno significativo per la costruzione nel suo insieme e quello di Danno (S.L.D.) relativo alla richiesta, per la costruzione, di essere immediatamente utilizzabile, pur nell’interruzione d’uso di parte delle apparecchiature, devono soddisfare alcuni valori prefissati in funzione di coefficienti e classi d’uso degli edifici (paragrafo 7.3.7.3).

Oggi più che mai, progettisti di impianti, strutturisti, architetti, imprese costruttrici, installatori ed ogni altro soggetto coinvolto negli impianti devono sentire la responsabilità comune per interagire in modo interdisciplinare, con sinergia e sensibilità fin dall’inizio, sia per la costruzione di qualunque tipo di nuovo edificio sia per la modifica o ristrutturazione di edifici esistenti. Questo, infatti, è il solo modo corretto con cui garantire l’obiettivo della prevenzione sismica per la sicurezza, la salute e la salvaguardia della vita umana.

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